Le 5 relazioni confuciane e la famiglia allargata

Secondo Confucio, 孔子Kǒng zǐ (551 a.C. – 479 a.C.),la società si basava su 5 relazioni, 五伦 wǔ lún:

君臣 jūn chén, tra il sovrano e il suo ministro;

父子 fù zǐ, tra padre e figlio;

朋友 péng you, tra amici;

夫妻 fū qī, tra marito e moglie;

长幼 zhǎng yòu, tra fratello maggiore e fratello minore.

Gli studiosi sottolineano come di queste relazioni fondamentali, tre su cinque siano familiari, a indicare la centralità della famiglia nella società cinese*.

Confucio, Famiglia, relazioni confuciane, 五伦, lavorare con i cinesi
Immagine della recente campagna governativa “Il sogno cinese”, alla riscoperta dei valori tradizionali.

Però in realtà tutte loro, in un modo più o meno esplicito, rimandano a una gestione dei rapporti modellata sulla realtà familiare: in linea di massima si tratta di un prendersi cura l’uno dell’altro, con un compito di guida da parte di colui che per anzianità, forza, prestigio, autorevolezza, conoscenza, ricchezza ha possibilità maggiori, e riceve in cambio lealtà, 忠 zhōng, e fiducia, 信 xìn, da chi è in qualche modo “parte debole”. E così, il sovrano si occupa di guidare i suoi ministri come il padre fa con il figlio; e li tutela come il marito fa con la moglie e il fratello maggiore con il fratello minore.

Seppur la relazione tra amici venga formalmente percepita come l’unica paritaria, di fatto ha invece una notevole somiglianza con quella tra fratello maggiore e fratello minore. Non è inconsueto oggi in Cina rivolgersi a un amico chiamandolo 大哥 dà gē, fratello maggiore, in segno di rispetto per la sua maggior competenza in un determinato ambito del sapere, per la maggior ricchezza o maggior età. Anche tra amici vale il principio della tutela da parte di chi è più forte nei confronti del più debole.

Dice il proverbio: 在家靠父母,在外靠朋友, zài jiā kào fù mǔ, zài wài kào péng you, in casa ci si appoggia ai genitori (padre e madre), fuori agli amici.

Le relazioni cinesi non sono e non vogliono essere paritarie. C’è una responsabilità del singolo verso gli altri che lo spinge a prendersene cura come fossero membri della propria famiglia, e quando invece è il singolo stesso a essere in difficoltà, non rifugge dal chiedere aiuto agli altri, esattamente come se si trattasse della sua famiglia.

La famiglia si allarga, a includere persone esterne. Come succede più o meno in Italia, i bambini si rivolgono alle donne che hanno l’età della mamma chiamandole zie 阿姨 āyí; 大姐 dàjiě, sorella maggiore è il modo in uso in alcune città (e.g. Tianjin) per rivolgersi alle ragazze; di uso comune è anche l’appellativo 帅哥 shuài gē, bel fratello maggiore, con cui le fanciulle si rivolgono ai propri coetanei (ma i ragazzi chiamano le ragazze 美女 měi nǚ, bella donna).

Sono comuni tra amici gli appellativi: 小弟 xiǎodì, fratello minore, 小妹 xiǎomèi, sorella minore, 大哥 dàgē, fratello maggiore, 大姐 dàjiě, sorella maggiore.

E non è inconsueto trovare negli ambienti di lavoro alcuni di questi appellativi posti dopo i cognomi dei colleghi: 王哥 Wánggē, fratello maggiore Wang, 刘姐 Liújiě, sorella maggiore Liu, per rivolgersi ad esempio al capo ufficio o alla figlia del capo. Sul lavoro, però, tendenzialmente vengono evitati i riferimenti della scala al contrario e non ci si rivolge mai a qualcuno sottolineandone il livello inferiore: sorella minore 妹 mèi o fratello minore 弟 dì sembrano alludere a un’intimità del tutto inopportuna.

Questa scala al contrario è invece ammissibile tra gli amici, dove si può parlare di sé come di 小弟 xiǎodì, fratello più giovane e quindi inesperto, in particolar modo quando si chiede un favore.

 

* Sun Chaofen

 

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