E l’Ikea si arrabbia

宜家家居 Yíjiā jiāju, il mobilificio Ikea. Così è noto il gigante Ikea in Cina. Uno scioglilingua che rimanda due volte all’idea di casa. La prima, nel nome Ikea: 宜家,la casa comoda. La seconda nello specificare i prodotti: 家居, i mobili di casa.

Ikea

Il problema è che i cinesi l’hanno presa alla lettera e di Ikea hanno fatto una seconda casa. Riscaldato d’inverno, refrigerato d’estate: quale luogo migliore più confortevole addirittura di casa propria?

E così, fin dall’apertura dell’Ikea nel Celeste Impero, i concittadini cinesi hanno abbandonato le proprie abitazioni per riversarsi su salotti e camere da letto della Casa per eccellenza. Ed eccoli la domenica pomeriggio schiacciare un pisolino sui letti in esposizione, oppure sedersi a chiacchierare per ore e ore sui divani in vendita.

E Ikea ha lasciato correre. D’altronde, in un paese in cui le librerie sono invase da lettori che si siedono a terra a leggere  i libri dagli scaffali, perché i clienti non dovrebbero prendere confidenza con i divani in tessuto, contro i tradizionali divani cinesi in pelle?

Poi però qualcosa è cambiato. A Shanghai, sembra che l’Ikea stia sostituendo gli angoli degli incontri, 相亲角 xiāngqīn jiǎo, dove sensali e genitori si incontrano, nella speranza di trovare l’anima gemella per i loro figli.

E così, dopo la zona notte e la zona (sog)giorno, ecco folle di non acquirenti occupare anche la zona pranzo. E mentre i clienti paganti si aggirano invano per la sala alla ricerca di un posto dove potersi accomodare con il proprio vassoio, i tavoli rimangono occupati da coppie di genitori aspiranti consuoceri.

Ed è stato troppo perfino per l’Ikea.  Che ha deciso di impedire l’accesso ai tavoli del ristorante a chi non ha acquistato cibo.

Sgomento e panico da parte dei cacciati da Casa Ikea. E adesso dove andranno a combinare matrimoni?

 

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