Archivi categoria: A zonzo per il Celeste Impero

Zhang Xianliang e la Festa dei Morti

La nostra Pasqua quest’anno corrisponderà alla Festa dei Morti cinese, 清明节 Qīngmíng Jié.

Ed è quasi ovvio mi venga in mente  Zhāng Xiánliàng 张贤亮.

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TAIWAN, L’ESCLUSA DALL’UNESCO

Il 1 ottobre del 1949 Máo Zédōng (毛泽东) entra a Pechino e proclama la nascita della Repubblica Popolare Cinese, mentre Chiang Kai Shek (蒋介石Jiǎng Jièshí), persa la guerra civile, si rifugia insieme al Partito Nazionalista a Formosa, dove fonderà la Repubblica di Cina sotto l’ala protettrice americana.

Si dice che il nome Formosa sia stato dato all’isola dai marinai portoghesi: Ilha Formosa, bell’isola. Ma la Lista dei patrimoni dell’umanità protetti dall’Unesco è muta su Taiwan. Questione politica? L’ingresso della Repubblica popolare Cinese nelle Nazioni Unite ha in effetti avuto come conseguenza l’esclusione della Repubblica di Cina. La questione politica non è quindi da escludere.

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IL PASSO DEL KHUNJERAB: AFFACCIARSI SUL PAKISTAN

A 4.693 m sul livello del mare, tra Cina e Pakistan, c’è il punto di confine asfaltato più alto del mondo: il Passo Khunjerab.

Lago Karakul, Karakorum Highway, Passo Khunjerab, Cina, Xinjiang
Tagico a cavallo, lago Karakul (Xinjiang, Cina)

I 400 km che lo separano da Kashgar (喀什) si snodano lungo la strada Karakorum, in cinese “la strada tra Cina e Pakistan” (中巴公路). Viaggiare sulla Karakorum è un carosello di panorami: costeggia prima specchi d’acqua circondati da dune bianche – quasi paesaggi lunari; si fa poi largo nel variopinto canyon del fiume Ghez, circondato da montagne che sembrano essersi fatte le mèches con tutte le sfumature comprese tra il rosso e il marrone; più avanti, si affaccia sul lago Karakul (卡拉库里湖 ), ai piedi del Monte Muztaga, che non si toglie la sua papalina di neve nemmeno d’estate. Intorno al lago, i Tagichi dai cappelli da gnomo sono pronti a ospitarti per un tè caldo nella loro yurta, la tenda circolare usata come abitazione dalle popolazioni nomadi asiatiche. A bordo strada, cammelli e yak in fila indiana.

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Hangzhou e la nebbia sul Lago Occidentale

Hangzhou, Lago Occidentale, Xihu, Cina

La condanna di chi viaggia per lavoro è vedere, spesso, solo aeroporti e stazioni, hotel e aziende. E passare per città meravigliose senza avere il tempo di andare a dare un’occhiata.

In cielo c’è il paradiso, in terra Hangzhou e Suzhou”, recita un proverbio cinese. Ma dal taxi tra l’hotel e la stazione non vedi un granché. Intravedi un po’ di verde e un po’ di acqua, ma non molto altro.

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Le formiche di Suzhou

In gran parte delle città cinesi il centro storico non esiste: la zona vecchia è generalmente costituita da poche sparute casine a due piani circondate dai grattacieli, come timide formiche sui tacchi.

Sul petto delle formiche in fila un carattere cerchiato: 拆, chai, da abbattere. Da abbattere l’ex mercato generale con la scritta “Al servizio del popolo”, da abbattere i negozi, da abbattere i chioschi che vendono sigarette e spuntini, da abbattere le case che ospitano futuri condòmini. Si alza un muro bianco tutt’intorno all’area da abbattere, e si procede ad abbattere. Le formiche vengono ingoiate dalla terra e un gigante lievita, piano dopo piano, pannello di vetro dopo pannello di vetro, fino a che il muro di cinta viene abbattuto a sua volta e si lascia libero accesso al centro commerciale, alla stratificazione di uffici, agli appartamenti. Lo chiamano sviluppo.

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Shanghai, sul mare che non c’è

Shanghai vuol dire “sul mare”, ma tu il mare non lo vedi mai.

Al limite vedi quell’ansa del fiume Huangpu che divide la città tra Pudong (a est del fiume Pu) e Puxi (a ovest del Pu). Il Pudong i turisti lo vedono solo dalla riva del Puxi, mentre i cinesi lo raggiungono attraversando il tunnel a due piani: – 1 per le auto, -2 per camion e moto. Per tornare a Puxi possono ripassare sotto il letto del fiume o scavalcarlo sul Grande Ponte Nanpu (a sud del Pu), che si trova a metà strada tra i due ricci ascendenti in cui la strada si aggroviglia prima che il ponte si stiracchi fino all’altra riva, e i due discendenti in cui la strada si riaggroviglia prima di distendersi definitivamente nella lunga via Zhongshan. Come montagne russe sul ponte di Brooklyn.

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